20 febbraio 2007

Oltre 30.000 milanesi ogni giorno usano la bici per andare al lavoro e a scuola. Ma sono pochi i tratti realmente percorribili.

Mentre si polemizza sui ticket antismog, i milanesi dimostrano di aver già acquisito una mentalità nordica, di avere una grande propensione per l’uso della bicicletta.
Lo dimostrano i dati del Censimento 2001 che abbiamo analizzato e che trovate qui. E’ banale dirlo, ma si dovrebbero attrezzare subito, e con urgenza, piste ciclabili che rendano più agevole e sicuro spostarsi in bicicletta (qui trovate i dati sull'incidentalità a Milano nel 2005).
Cominciando dal centro. E’ infatti nell’area dei quartieri semicentrali, fino alla circonvallazione esterna che si registra il maggior traffico ciclistico e anche una crescente preferenza all’uso della bicicletta. Vedi anche l’articolo apparso sul Corriere della Sera il 7 febbraio 2007.

29 gennaio 2007

MARKETTA PER ARTURO

Il resoconto dell'amica Annamaria sul concerto in onore di Toscanini alla Scala: una serata da manuale di costruzione del consenso.

Ho ascoltato ieri sera il concerto beethoveniano per Toscanini alla Scala, accolto senza il consueto coro di deliri per la perfezione di ogni “evento” in quella sede. Sono certa che la lettura dell’Eroica data da Baremboim con la Filarmonica locale non entrerà nella storia, e verrò dimenticato anche il ritardo della “massima” istituzione musicale milanese nell’accorgersi dell’anniversario toscaniniano: pazienza, non è e non sarà “né la prima né l’ultima”.
Invece, mette conto segnalare che il sindaco e Presidente della Fondazione Teatro alla Scala, che sedeva al centro del palco reale e al centro della coppia presidenziale, ha gestito la circostanza in maniera demagogico-populistica con la sorniona complicità di un altro esperto di comunicazione massmediatica ante litteram, quale Arturo T.
Il Presidente Napolitano è persona troppo seria e forse anche troppo rigida per sfruttare la facile occasione di un bagno di applausi e resta nell’ombra, quasi interpretando il ruolo di comprimario (complice Lissner); i membri del CdA scaligero – che pure devono avere condiviso l’opportunità di realizzare l’evento e di sostenere i relativi costi (consistenti) – non cercano di incassare la loro quota di merito ed escono in sordina.
Invece è lei, Moratti “croce e letizia”, a salutare il pubblico dal palco adorno di fiori bianchi, come se si rivolgesse al “popolo” quale legittimo occupante il palco “reale”. E di popolo trattavasi: milanesi accolti per la prima volta nel Piermarini rinnovato e forse entrati per la prima volta alla Scala da 60-70 anni, a far data dall’età di gran parte di quel popolo/pubblico, verosimilmente destinato a non ritornarvi a causa del prezzo dei biglietti e della difficoltà nel procurarseli.
Cultura? Formazione musicale? Ma per favore! Soltanto distinzione – nemmeno à la Bourdieu – rispetto ai più rimasti a casa, nonostante la mobilitazione presso i Consigli di Zona realizzata con criteri poco trasparenti.
Non riguarda il popolo/pubblico il dato che l’esecuzione non fosse all’altezza del compositore, della sinfonia, del dedicatario, del direttore e del luogo, che tutto sapesse di finzione (non ci credeva nessuno, ma non si spara sulla Croce Rossa…). Se questi aspetti non paiono riguardare gli spettatori delle serate in stagione e tanto meno la critica dei quotidiani (Corriere in primis), quel pubblico artefatto ricorderà il sindaco che l’ha portato alla Scala nel nome dell’ennesimo “grande vecchio” e si sentirà vicino a lui (Arturo non Giorgio) e a lei, che non si è fatta sottrarre la scena neppure dal solito Sgarbi, pure aduso a farsi notare. Una serata da manuale di costruzione del consenso.
Anna Maria Morazzoni

23 gennaio 2007

Interrogazione sugli atteggiamenti fascisti

Il testo potrà sicuramente non soddisfare molti, ma questo è quanto è possibile tecnicamente chiedere all'Amministrazione Comunale; altre questioni hanno a che fare con i poteri della Chiesa o di altre istituzioni e, in quanto tali, fuori dall'area di competenza del Consiglio Comunale.
Personalmente credo sia comunque importante fermare anche per scritto l'attenzione su queste vicende e, almeno formalmete, coinvolgere in una risposta l'amministrazione.

INTERROGAZIONE

Oggetto: slogan fascisti in manifestazioni pubbliche.

PREMESSO CHE

Durante il funerale per Nico Azzi, che si è svolto all’interno della Basilica di Sant’Ambrogio il giorno 12 gennaio 2007 e durante la consegna della laurea honoris causa al Presidente del Consiglio Romano Prodi il giorno 18 gennaio all’Università Cattolica, si sono verificati da parte di gruppi presenti atti di intolleranza con slogan fascisti sotto lo sventolio di bandiere con immagini celtiche

CONSIDERATO CHE

1 - L’apologia di fascismo e le manifestazioni fasciste sono sanzionate dalle “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale” (comma primo) della Costituzione e dalla Legge n. 645 del 1952 (legge Scelba) ai punti 4. e 5.

2 - Gli agenti di polizia locale, in quanto agenti di polizia giudiziaria, in presenza della commissione di un reato, sono tenuti per legge a fare rapporto alla competente autorità giudiziaria locale

Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri Comunali interrogano il Sindaco e l’Assessore competente per sapere:

1 - Se, nelle due occasioni pubbliche menzionate (funerali di Nico Azzi e consegna della laurea honoris causa al Presidente del Consiglio) fossero presenti agenti di polizia locale;

2 - In caso positivo, se gli stessi hanno fatto rapporto alla Procura della Repubblica in relazione alle manifestazioni fasciste in violazione alle leggi dello Stato.


Milano, 23 gennaio 2007

02 dicembre 2006

Può la politica promuovere le donne?

Può la politica promuovere le donne?
Il caso delle nomine pubbliche : dove sono le donne?

Francesca Zajczyk

Lo sappiamo tutti: le donne studiano ormai più degli uomini; sono più brave e più veloci. In altre parole, sono sempre più qualificate e competenti.
I risultati di questo trend, anche se insoddisfacenti, purtuttavia mostrano alcuni elementi positivi nella presenza femminile nel mercato del lavoro lombardo e ancor più della provincia e della città di Milano
Ma a questa crescita, qualitativa e quantitativa, delle donne registrata nel contesto economico non corrisponde un simile progresso nel contesto sociale e, soprattutto, in quello politico- amministrativo. Per esempio, quante sono le donne appena elette nel consiglio comunale di Milano lo sappiamo: 6 su 60 (4 all’opposizione e 2 nella maggioranza).
Ma esiste un altro ambito molto importante nel quale verificare la presenza delle donne: è quello delle nomine pubbliche negli organi di direzione, gestione e controllo in enti che fanno capo a Regione, Provincia e Comune.
Si tratta di un mondo pressoché inesplorato, oggetto più di interesse giornalistico e politico, che scientifico: d’altra parte, le informazioni, pur essendo formalmente pubbliche, nella realtà, sono assai difficili da ottenere e anche quand’anche se ne reperisce la fonte, le informazioni ivi contenute sono per lo più minime e di non semplice interpretazione - rispetto soprattutto al quadro normativo che regolamenta le competenze dei diversi enti locali che hanno diritto ad effettuare le nomine.
Tuttavia, proprio per questi limiti e anzi, nonostante questi limiti, ci sembrano particolarmente interessanti i risultati che sintetizziamo in questo breve documento relativi ad una analisi di genere delle nomine effettuate dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Milano e dal Comune di Milano* .

Partiamo dal dato quantitativo.
Comune di Milano :33 donne su 244 nomine tot. = D 13.5% U 86.5%
Provincia di Milano :38 donne su 184 nomine tot. = D 20.7% U 79.3%
Regione Lombardia:60 donne su 564 nomine tot. = D 10.6% U 89.4%

Si tratta evidentemente di percentuali che rispecchiano ‘tristemente’ quella delle assemblee elettive” con una persistente e generalizzata forte asimmetria della presenza di genere sul complesso degli incarichi attribuiti da questi Enti.
La cosa, fra l’altro, stupisce ancor più se si considera che la situazione più negativa si riscontra proprio in ambito regionale, nonostante la legge regionale n. 14/95 preveda esplicitamente all’articolo 1 il principio di parità secondo il quale le modalità di nomine e designazioni sono atte a garantire il riequilibrio della presenza di uomini e donne negli enti, aziende ed organismi compresi nella legge in esame.
Ma quanto sia ancora lontana una condizione di maggiore equilibrio di genere, si evince anche da altri aspetti. In generale, per esempio, a carico delle donne permane in misura abbastanza netta una sorta di segregazione tematica: delle poche donne presenti, infatti, circa la metà è distribuita negli Organi di revisione e di controllo, ovvero in organi tecnici, professionali; una quota intorno al 30% è nominata in Comitati e Commissioni e, quindi, assai poche rimangono quelle presenti negli organismi di gestione (consigli di amministrazione).
Questo è esattamente il quadro che emerge dall’analisi dell’attuale situazione delle nomine del Comune di Milano: il 48,5% della presenza femminile si ritrova nei collegi dei Revisori e nei collegi sindacali. Ma c’è di più: le troviamo soprattutto negli enti con competenze in materie “femminili”. Per intenderci, in quegli enti di cui è normale che si occupino le donne: e infatti delle 10 donne nei cda milanesi ben la metà operano in case di riposo e fondazioni assistenziali o, tuttalpiù enti culturali. E’ certo, inoltre, che le donne non vengono nominate in ruoli cui sono riconosciuti gettoni di presenza: questi, in alcuni casi davvero consistenti, spettano esclusivamente agli uomini.
Insomma, sembrerebbe dunque emergere una tendenza che vede le donne elette in Organi il cui accesso prevede elevata scolarità e professionalità certificata dall’appartenenza agli Ordini (fra l’altro l’unica presidente risulta essere presidente proprio di un collegio sindacale), mentre sono complessivamente meno rappresentate negli Organi gestionali dove l’incarico può risultare più discrezionale.
D’altra parte, oltre ai diversi criteri di eleggibilità previste dalle leggi, le nomine devono (o dovrebbero) generalmente rispecchiare criteri di corrispondenza tecnica e professionale. Tuttavia, proprio perché effettuate dalla componente politica delle diverse Amministrazioni, esse rispondono anche a criteri di affidabilità (oltre che di appartenenza o vicinanza) politica. Anche in questo caso, dunque, potrebbero sussistere - almeno in linea teorica - quegli elementi di criticità nella presenza femminile spesso segnalati per il contesto più generale.
In definitiva, se è nota la distanza che l’appartenenza di genere determina nel peso e nel ruolo degli eletti, è evidente il riprodursi, anche nel caso delle nomine, di quelle dinamiche di esclusione che impediscono alle donne l’esercizio della politica.
A questo punto, però, una domanda viene naturale dal momento che si stanno definendo le prime nomine pubbliche dell’era Moratti: saprà Letizia Moratti, primo sindaco donna a Milano, valutare davvero la competenza e la qualità delle candidature smarcandosi dalle nomine politiche che fino ad oggi hanno premiato esclusivamente gli uomini?


*Per una puntuale lettura di genere delle nomine regionali e provinciali, nonché delle fonti di riferimento, si rimanda a: Zajczyk F., Analisi della presenza delle donne negli enti derivati o enti di secondo e terzo livello in Lombardia, Università Milano Bicocca-Consiglio Regione Lombardia, dicembre 2004.
Per l’analisi delle nomine del Comune di Milano si rimanda al sito del comune

NOMINE PUBBLICHE IN COMUNE: SEMPRE E SOLO UOMINI?

Gruppo Consiliare L’Ulivo

COMUNICATO STAMPA

Milano, 29 Novembre 2006

ZAJCZYK: NOMINE PUBBLICHE IN COMUNE: SEMPRE E SOLO UOMINI?

Giorni di fibrillazione in Comune e in città per le prime nomine pubbliche dell’era Moratti. Oggi si annunciano i nomi e subito scoppiano le polemiche: ancora un ripescaggio di personaggi che gli elettori Milanesi non avevano ritenuti idonei per le cariche pubbliche.

Ma non solo. In uno studio effettuato proprio sulle nomine pubbliche degli enti locali, Francesca Zajczyk, consigliera dell’Ulivo e ordinario di sociologia alla Bicocca, osserva che nulla cambia: solo e sempre uomini. È ancora possibile che in questa città le donne continuino a essere invisibili? Eppure tutte le statistiche dicono che sono sempre più brave e qualificate.

Il gioco delle nomine però è solo all’inizio – dice Zajczyk. Possiamo sperare che Letizia Moratti, primo sindaco donna a Milano, riuscirà a valutare davvero la competenza e la professionalità delle candidature, smarcandosi dalle nomine politiche che fino ad oggi hanno premiato esclusivamente gli uomini?”